Tragedia in Calvana, tre indagati tra i soccorritori

La Procura esclude ogni tipo di responsabilità da parte degli organizzatori della gita in cui il piccolo Franco Lori è morto per il caldo torrido e un edema cerebrale, ma punta il dito sul 118

PRATO – Il 26 giugno scorso, l’undicenne Franco Lori morì dopo una gita parrocchiale sui monti della Calvana. Oltre 70 bambini rimasero disidratati per il caldo torrido, ma il piccolo Franco non ce la fece a resistere. Dopo mesi di scambi di accuse, dopo che l’autopsia aveva escluso malformazioni e patologie congenite ed aveva visto in un edema cerebrale la causa del decesso del ragazzino, la Procura di Prato ha deciso di indagare per omicidio colposo tre soccorritori.
Si tratta del medico del 118 Paolo Carbonati e delle due operatrici che prestarono servizio fino alle 14 e che risposero alle prime telefonate degli organizzatori della tragica scampagnata: la pratese Saba Pignotti e la pistoiese Gianna Barbini. Secondo il sostituto procuratoratore Lorenzo Gestri, i risultati dell’autopsia rafforzerebbero l’ipotesi di possibili ritardi nell’arrivo dei soccorsi.

La decisione della Procura, però, ha riacceso le polemiche e ha diviso nuovamente la comunità pratese tra i sostenitori dei soccorritori e i supporters degli accompagnatori. Tra gli organizzatori della gita c’erano il parroco di Paperino, don Carlo Gestri, e Alessandra Foddi, la prima che chiamò il 118. Secondo la Procura, che ha escluso i parrocchiani dal registro degli indagati, il problema di comunicazione che ha portato al ritardo dell’arrivo dell’elisoccorso sarebbe da imputare alle operatrici del 118 e non ad una errata localizzazione da parte degli organizzatori del punto in cui si trovava il piccolo Franco, come sostenuto invece dalla centrale operativa di pronto soccorso.

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