Toshimaru Nakamura e l’utilizzo del mixer

L'innovazione diventa tradizione e ogni composizione diventa culto

Nel caso non l’aveste capito, tenteremo brevemente di spiegare che cosa è un mixer e come funziona. Innanzitutto, è un qualcosa che mixa, mescola, tiene assieme più suoni. Per esempio, vogliamo organizzare un concerto (anche nello scantinato di casa); avremo bisogno di un mixer, una specie di piattaforma quadrata o rettangolare, a seconda del numero di canali, a cui collegare più strumenti (esempio: ho tre canali disponibili a cui collegherò chitarra, basso e voce). Una volta collegati, verranno equalizzati, mixati, verrà regolato loro il volume, le frequenze, eventuali effetti esterni, e tutto confluirà dall’uscita stereo, collegata a sua volta ad un impianto o casse (uscita di sinistra collegata alla cassa sinistra; uscita di destra collegata a quella di destra), et voilà! Avrete banalmente trovato il modo di far suonare degli strumenti.

Ci si può imbattere spesso in un mixer, anche durante dei convegni: qualcuno deve parlare, magari più persone, e avranno bisogno di più microfoni. I vari microfoni verranno collegati ai vari canali del mixer e verranno regolati i volumi e tutto quello che c’è bisogno di regolare. Ecco, la pratica del mixer ha una forbice molto ampia di utilizzo (dipende anche dal mixer di cui si dispone: ce ne sono di più professionali o ci sono quelli da battaglia, da amatori). Quindi, il mixer serve per fare sentire gli strumenti. Ma se qualcuno volesse fare sentire il mixer stesso? Ancora un passo indietro: ma è possibile far suonare il mixer stesso? E’ possibile concepire il mixer, non come un mezzo per strumenti, ma come strumento stesso? Questa trascendentalità del mixer è centrale nella lunga carriera di Toshimaru Nakamura, che ha fatto di questa pratica un linguaggio musicale nuovo. E difatti sono passati molti anni dal primo disco in cui veniva presentata questa tecnica. il titolo era No Input Mixing Board. Adesso troviamo il seguito di quel lungo capitolo che è Re-Verbed (No Input Mixing Board) e, nonostante l’esplicita continuità, i timbri cambiano con paesaggi lunari e ampie distorsioni che sembrano sbadigli. Le texture sono meno puntinistiche, al massimo dell’espressionismo e senza concedere troppe sfumature. In occasione di questa uscita è necessario ricordare l’attività del singolare musicista nipponico.

La capacità di Nakamura sta proprio nella costruzione di micromondi in cui le varie modulazioni dei canali creano architetture traballanti ma sempre stabili. La sorgente è la foce stessa, la musica è già tutta nel silenzio, come la pianta è già nel seme.

Riccardo Gorone

 

 

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