Stop delocalizzazione! Coldiretti attacca i troppi prodotti stranieri dietro marchi agroalimentari italiani

La delocalizzazione è la nuova parola che non fa dormire sonni tranquilli al mondo del lavoro di casa nostra.

Lo sanno bene i dipendenti della Bekaert di Figline Valdarno che in questi giorni hanno ricevuto la comunicazione dalla multinazionale belga di chiusura dell’impianto.

Lo sanno altrettanto bene le imprese agricole che subiscono una delocalizzazione strisciante per cui nell’agroalimentare troppo spesso dietro marchi italiani si nascondono prodotti ottenuti all’estero che fanno concorrenza sleale a quelli nazionali.

“Esprimiamo apprezzamento per le misure antidelocalizzazione annunciate con il Dl. Dignità dal vicepremier Luigi Di Maio.  Si tratta di una misura per sostenere il legame delle produzioni con il territorio e difendere – ha dichiarato Tulio Macelli presidente Coldiretti Toscana – l’economia, l’occupazione e lo sviluppo locale, che ha un valore speciale per gli alimenti le cui caratteristiche dipendono decisamente dai luoghi di allevamento e coltivazione, in particolare per le aree di particolare pregio come la Toscana”.

“Quello che subisce il mondo agricolo è troppo spesso una delocalizzazione strisciante. Siamo preoccupati perché molte imprese della trasformazione e commercializzazione iniziano delocalizzando all’estero gli approvvigionamenti – dice Antonio De Concilio direttore di Coldiretti Toscana – che prima riguarda i prodotti agricoli per poi estendersi agli impianti industriali alimentando un circolo vizioso che rischia di far perdere all’Italia un sistema produttivo che genera ricchezza, occupazione e salvaguardia ambientale”.

“La difesa dell’autentico “Made in Italy” per la nostra organizzazione passa anche attraverso la strada della trasparenza – continua De Concilio – estendendo l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti per consentire di fare scelte di acquisto consapevoli ai consumatori. Da questo punto di vista negli ultimi anni l’Italia – conclude De Concilio – ha sviluppato una legislazione nazionale che la pone all’avanguardia in Europa con i decreti sull’indicazione di origine in etichetta per il latte e i formaggi, il riso, la pasta di grano duro i derivati del pomodoro che sono vigenti e pienamente applicabili fino al 31 marzo 2020 ma molto resta da fare per contrastare le resistenze e superare l’atteggiamento incerto e contradditorio dell’Unione Europea che obbliga ad indicare l’etichetta l’origine per la carne fresca, ma non per quella trasformata in salumi, per la frutta fresca, ma non per i succhi o le marmellate”.

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