Slow Food – una storia che viene da lontano, tra trasformazione ed inclusione

Slow Food, associazione nata  story: utopia, trasformazione, inclusione

L’associazione internazionale no profit impegnata a ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie ai saperi di cui sono custodi territori e tradizioni è oggi una realtà in oltre 150 Paesi del mondo. Slow Food, nata nel 1986 a Bra come Arcigola è oggi impegnata a ridare giusto valore al cibo buono, pulito e giusto. Ultimo sviluppo in ordine temporale è quello dei giorni scorsi con l’arrivo in Cina per parlare di qualità delle materie prime e del lavoro, difesa dell’ambiente e della biodiversità, sviluppo sostenibile e futuro della Terra. Se non è un’utopia possibile questa.

In soli 31 anni ha cambiato il proprio modo di fare e di agire, senza però perdere il focus iniziale: siamo ciò che mangiamo. Alcuni mesi fa, Petrini, alle interviste sul futuro di Slow Food, rispondeva con una sola parola: giovani. Pieni di ideali e passione, come lo erano “quelli di Bra”, prima e dopo il processo di Montalcino.

Oggi il bilancio delle attività è sui 24 milioni di euro l’anno, Terra Madre raggiunge 1 milione di persone in 2.500 comunità del cibo e ogni quarto d’ora nel mondo c’è un evento Slow Food. Il futuro?

“Slow Food – spiega Petrini – si deve destrutturare diventando un movimento di natura inclusiva: un’organizzazione aperta sulle grandi idee del movimento; vi si aderisce e ciò comporta la partecipazione alle campagne decise. Il nostro “marchio” è un bene comune, quasi non ci appartiene più. Che cosa conta? Le relazioni di fiducia, cooperazione, reciprocità, che nascono nella nostra rete”.

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