Shame – Songs of Praise (Dead Oceans, 2018)

CE_Toscana

shamecoverUn quintetto che riaccende certi animi infuocati. Innanzitutto i loro: 5 ragazzi di Londra (Charlie Steen (vocals), Sean Coyle-Smith (guitar), Eddie Green (guitar), Charlie Forbes (drums) e Josh Finerty (bass)) che hanno fatto amicizia provando assieme e poi riuniti 

Per il Natale del 2014 è arrivato il primo live show londinese al The Windmill, in compagnia di Goat Girl, Shark Dentist, Sorry e the Dead Pretties, ovvero il meglio della nuova scena indie londinese in quel momento. Di lì a poco sarebbero arrivati i primi show fuori Londra con la punk band californiana The Garden e quelli fuori dall’Inghilterra, in Irlanda, con i Fat White Family. Al The Great Escape di Brighton scocca la scintilla e l’intera scena indie inglese inizia a parlare degli Shame. Dopo il set la band viene denunciata per danni alla venue, i siti e le riviste inglesi parlano della più calda performance del festival e di una band destinata a far parlare di sè. A ottobre il Pitchfork fest parigino non se li lascia scappare e la Dead Oceans annuncia il loro esordio ‘Songs of Praise’. Gli ottimi singoli ‘Concrete’ e ‘One Rizla’ hanno anticipato l’uscita del primo album atteso il 12 gennaio per Dead Oceans.

Gli Shame sono una rivelazione della scena anglosassone, un quintetto post-punk dal tiro potente capace di rievocare il punk viscerale dei The Fall e la moderna rabbia indie rock di Slaves e Fat White Family. Ma i riferimenti possono essere altri ancora, e ben più evidenti (The Killing Joke, The Clash, per esempio, lo shoegaze dei Disappears, per “parlare contemporaneo”). Considerate il tutto ed unitelo ad un racconto biografico sentimentale e avrete trovato gli ingredienti per questa miscela esplosiva che nulla risparmia (cori, controcori, chitarre lisergiche, basso affettato, batteria ben spigolosa) per un punk alla portata di tutti che non rinuncia nemmeno a parentesi post-rock à la slint (The Lick) o al rock’n’roll di Lampoon in cui lo stilema dell’elenco funziona alla perfezione per scaricare la propria rabbia (come l’autocommiserazione di Edward Norton nella 25a ora in cui la sua serie di vaffanculo da’ il giudizio definitivo della società, del proprio malessere).
Songs of Praise, che non ha davvero nulla della vergogna (il nome della band, lo ricordiamo, è Shame), è una granata che deflagrerà le vostre orecchie, amplificherà il vostro ego, ridurrà le vostre paure. Garantito al limone!

 

Riccardo Gorone

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