Restauratori fiorentini in via di estinzione? Allarme di CNA Firenze

Restauratori fiorentini in via di estinzione? Indispensabili interventi anche da parte delle amministrazioni locali: dall’affidamento lavori alla decontribuzione. CNA Firenze: necessario che il Pubblico riprenda a commissionare manutenzione e restauri anche ai privati. Stop ai passaggi di risorse da un ministero all’altro.

Purtroppo sì e in gran parte la responsabilità è della drastica contrazione delle spese pubbliche nella manutenzione e nel restauro del nostro patrimonio artistico. Paradossale, visto che, insieme al paesaggio, è una delle principali leve che muovono quel turismo a cui la politica guarda come motore di sviluppo economico”.

Questo il commento di Lorenzo Mori, responsabile del settore restauro di CNA Firenze, all’indomani dell’ennesima chiusura di un’impresa del comparto e del conseguente licenziamento di 18 restauratori.

Dello stesso parere il professor Andrea Granchi, figlio di Vittorio, esponente di primo piano della scuola fiorentina del restauro al Gabinetto Restauri della Soprintendenza alle Gallerie fiorentine, e padre di Giacomo, restauratore a sua volta nello Studio Granchi di Firenze che annovera celebri restauri nel passato (uno tra tutti il Cristo di Cimabue post alluvione) e nel presente (il Crocifisso di Pietro Tacca): “Credo che le autorità debbano porsi come problema principale quello di riuscire a conservare e a considerare importante, fondamentale un patrimonio di conoscenze che una tradizione come quella del restauro fiorentino può offrire”.

Ma invece così non va e l’annosa questione della qualifica lo dimostra. Da un numero infinito di anni i restauratori aspettano una qualifica che identifichi e dia dignità al loro lavoro. Dal 2013 è in vigore una legge che istituisce un elenco che dovrebbe individuare i restauratori qualificati, ma dopo le tonnellate di carte prodotte per dimostrare il possesso dei requisiti, sono ancora nel limbo in cui li ha rinchiusi il Ministero dei Beni culturali che non è riuscito ad esaminare, dopo 5 anni, le circa 6000 domande pervenute da tutta Italia.

“Una qualifica che stiamo aspettando ormai da troppo tempo. È una cosa che noi restauratori ci siamo guadagnati sul campo: sono anni che lavoriamo per le Soprintendenze, per Enti pubblici con cui abbiamo fatto straordinari restauri, anche pubblicati. Prego la politica di riconoscerci ciò che ci siamo guadagnati” dichiara il restauratore e violinista Giacomo Granchi.

 

 

“Un problema che sembra non avere soluzione – prosegue Barbara Mingazzini del Laboratorio di restauro del fortepiano che gestisce in Oltrarno con le colleghe restauratrici Donatella Degiampietro e Antonella Conti –  Abbiamo perso mesi per documentare le ore lavorate su strumenti che fossero protetti dalla Soprintendenza, gli unici validi per ottenere la qualifica. Per dire, i lavori all’estero di Donatella in istituzioni prestigiose come il Metropolitan Museum of Art di New York e lo Smithsonian Institution di Washington D.C., non sono stati ritenuti validi per conseguire la qualifica. Visto la lentezza del Pubblico nel rilasciarci la documentazione, abbiamo aspettato l’ultimo giorno per presentare le domande e sono riuscita ad inserire online quelle delle mie colleghe, ma non la mia. Conclusione? Non avrò la qualifica per aver sforato la deadline di due minuti”.

Cambiano i governi ed i ministri ma la situazione non si sblocca. Nel frattempo, il settore muore –  prosegue Mori Non si può liquidare la vicenda restauro a Firenze basandosi su un accordo di collaborazione tra la Galleria degli Uffizi e l’Opificio delle Pietre Dure: un accordo, ci sembra di capire, che prevede l’intervento dell’Opificio nella conservazione preventiva, manutenzione e restauro (sia come consulenza e progettazione, sia dal punto di vista operativo) di tutto il patrimonio degli Uffizi. Noi siamo convinti che la reale tutela del nostro patrimonio d’arte non possa solo essere racchiusa in un passaggio di risorse da un Ministero all’altro, ma debba aprirsi alle competenze e capacità presenti sul nostro territorio, così come previsto dalle nuove regole del Codice degli Appalti, così come il buon senso e la ragionevolezza ci porta a dire”.

CNA Firenze ritiene necessaria un’azione politica più incisiva anche a livello locale, con investimenti in manutenzione e restauro, ma anche con interventi di promozione, valorizzazione e sostegno (decontribuzioni comprese) ad un comparto che ha anche un valore culturale tipicamente fiorentino da preservare e tramandare.

“E invece abbiamo bussato a tutte le porte, presentato progetti a Nardella, a Renzi, praticamente a tutti pur di non chiudere, ma nessuno ci ha mai risposto. Ci siamo riprese da sole – racconta Antonella ContiL’Oltrarno è una zona di artigiani doc, ma cosa è stato fatto per noi?

“Poco e niente, visto che il massimo contributo ricevuto è stato quello di un assessore in visita che ci ha consigliato di realizzare dei piccoli Pinocchi da regalare ai turisti nel caso fossero state organizzate delle visite” le risponde Mingazzini.

Intanto, in via di Camaldoli, dove ha sede il laboratorio, gli artigiani sono diventati esemplari rari.

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