PRATO – Cinesi, 147 aziende chiedono di mettersi in regola

PRATO – Quasi 500 visite ad altrettante aziende effettuate tra settembre ed ottobre dai 74 neo ispettori della Regione, con un ritmo di uscite raddoppiato dall’inizio di novembre. Con un’abbondanza di irregolarità, ma anche con le prime adesioni al percorso di regolarizzazione dei pronto moda cinesi. È questo il bilancio dei primi due mesi di controlli, contro l’illegalità economica nel distretto delle confezioni, attivati dalla Regione in seguito alla tragedia del 1° dicembre 2013, quando 7 operai cinesi morirono nel rogo, all’interno di una fabbrica-dormitorio. Le somme sono state tirate durante un incontro fra i 74 ispettori Asl e il presidente della Giunta regionale, Enrico Rossi. Sequestri, fabbriche dormitorio, ma ci sono da segnalare anche aziende in regola o che hanno deciso di adeguarsi.

A Prato, in particolare, su 154 ditte controllate – con 32 imprese chiuse e 120 con qualche irregolarità – 26 erano a posto. E soprattutto tra le aziende che ancora non hanno ricevuto visite in 147 hanno avviato l’iter per aderire al patto per il lavoro sicuro, con 50 che lo hanno già firmato. Un segnale incoraggiante registrato anche dai neo ispettori. “Per una sorta di effetto eco, le aziende cominciano ad adeguarsi”, racconta Giulia, siciliana trapiantata a Firenze. “Forse – aggiunge – organizzare dei corsi di formazione sulle normative che molti non conoscono e non capiscono (e conseguentemente non rispettano) aiuterebbe”. Certo con una comunità chiusa, come quella cinese, tutto si complica. “C’è diffidenza reciproca”, annota Silvia, che è nata a Lecce, da dodici anni vive in Toscana e ora lavora all’Asl di Prato. A volte è anche difficile individuare le aziende: i numeri civici vengono cambiati, i contratti di affitto non tornano. “In un modo globalizzato non si può imporre alle persone di non muoversi e non emigrare. L’immigrazione anzi può essere una grande risorsa, anche economica – sottolinea Rossi -. Sogno una Toscana con un distretto delle confezioni come quello pratese forte e competitivo, ma dove ci sia rispetto per i lavoratori e la sicurezza nelle aziende e dove naturalmente si paghino le tasse. Che vale per le ditte cinesi ma anche per gli italiani”. Una sfida, ammette il presidente. “Ma una sfida – dice- che possiamo vincere”.

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