MAFIA – Nel 1992 pensò di buttar giù la Torre di Pisa

PISA – La mafia avrebbe pensato nel 1992 di buttar giù la Torre di Pisa. A dichiararlo è stato il pentito Gioacchino La Barbera, che ha testimoniato al processo sulla trattativa Stato-mafia. La Barbera lo ha dichiarato durante la propria deposizione sulla trattativa che sarebbe stata avviata da Cosa Nostra con i Carabinieri, attraverso l’eversore nero Paolo Bellini, per barattare la restituzione delle opere d’arte con gli arresti ospedalieri per alcuni boss.

Secondo l’accusa, in base alle ricostruzioni del pentito, Bellini sarebbe stato in contatto con un Generale dell’Arma che gli avrebbe fornito le foto delle opere da recuperare. In cambio, il mafioso Nino Gioè, poi morto in carcere, avrebbe chiesto i domiciliari o gli arresti ospedalieri per i boss Bernardo Brusca e Pippo Calò. Secondo La Barbera, però, l’accordo, datato tra il maggio ed il settembre del ’92, non andò a buon fine.

Per il pentito La Barbera, fu l’eversore nero a suggerire a Gioè di smetterla con le stragi, andando a colpire il patrimonio artistico italiano. Gioè avrebbe detto a La Barbera: «ti immagini se l’Italia si svegliasse e non trovasse più la Torre di Pisa?». E, sempre secondo il pentito, la mafia iniziò ad organizzarsi in questo senso e nel ’93 prese di mira obiettivi artistici come la chiesa di San Giovanni al Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma, e la sede dell’Accademia dei Georgofili a Firenze, dove morirono cinque persone.

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