LIVORNO – L’acropoli di Populonia: le logge e le terme

Scoperte dalle ultime campagne di scavo

“L’area archeologica di Populonia – dichiara il sindaco di Piombino Francesco Ferrari – è un luogo preziosissimo: l’incredibile potenziale turistico deve essere valorizzato e, come amministrazione, ci stiamo impegnando su molti versanti affinché ciò possa accadere. Ma, prima di questo, è il valore scientifico che mi sta particolarmente a cuore: le scoperte degli ultimi mesi di scavi sono state incredibili, è chiaro che Populonia ha ancora molte sorprese in serbo per noi. Avere un sito di tale portata sul territorio comunale è certamente una risorsa ma, allo stesso tempo, una grande responsabilità: le istituzioni devono impegnarsi nel supporto di questo tipo di realtà e la rete virtuosa che si è creata intorno a Populonia è certamente la dimostrazione del fatto che lavorare insieme è la chiave per la valorizzazione dei nostri luoghi”.

Una sinergia fra istituzioni

Da circa 20 anni una sinergia fra diverse Università, la Soprintendenza Archeologia, Beni Artistici e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno, la Società Parchi val di Cornia e il Comune di Piombino consente lo sviluppo di ricerche e scavi sull’acropoli di Populonia, nell’area del parco archeologico. Gli archeologi hanno così la possibilità di scavare in un’area aperta al pubblico anche in vista della tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio grazie al continuo rapporto con gli enti preposti a tali attività.

Nel 2018, con una nuova collaborazione fra la Soprintendenza, le Università di Siena e Toronto e la Parchi Val di Cornia, e grazie anche ai fondi del progetto “Gli Etruschi in Toscana: Le città dell’Etruria”, finanziato dal Programma Operativo Regionale Fesr 2014-2020, sono iniziate le nuove campagne di scavo concentrate in due aree di specifico interesse: 1) l’area alla base dell’edificio delle Logge, dove si trovava una strada e da dove cominciano a emergere poderosi resti di edifici più antichi rispetto a quelli oggi visibili; 2) le terme sul Poggio del Telegrafo.

Ai nuovi scavi (2018 e 2019) hanno partecipato in tutto 30 persone fra cui 25 studenti delle Università di Siena e Toronto che svolgono così i loro tirocini formativi.

L’edificio delle Logge

Questo edificio caratterizza da sempre il paesaggio dell’acropoli di Populonia. Si tratta di un enorme muro ad arcate che fungeva da contenimento del terrapieno collocato a monte e sul quale si trovava una terrazza monumentale. Gli scavi degli anni precedenti hanno permesso di ricostruire la fase più antica di questo terrazzamento indagando il crollo verso valle di uno degli ambienti superiori: ne emersa una straordinaria decorazione architettonica, fatta di stucchi e pitture che ornavano le pareti oltre a un pavimento con riquadro centrale decorato in marmi policromi, ricostruito e collocato nel Museo di Piombino.

Le attuali ricerche si concentrano nella parte bassa del terrazzamento ad arcate, nella fascia compresa fra il grande muro e la domus (casa aristocratica) che si trova a nord di esso.

Sono molte le novità emerse riguardo a quest’area:

  • una strada che correva in direzione est-ovest alla base delle Logge fatta di terra battuta e massicciate continuamente ributtate per risarcire la superficie della carreggiata, consumata dal passaggio di carri (di cui abbiamo individuato alcune tracce) e dal ruscellamento delle acque;
  • gli strati di cantiere relativi alla costruzione delle Logge fatti di riporti gettati a mano a mano che procedeva sia la costruzione del grande muro sia quella della grande strada basolata, tanto che pensiamo con maggiore sicurezza che i due interventi di costruzione (Logge e strada basolata) possano essere contemporanei. Negli strati di riporto è emersa una enorme quantità di materiali e reperti di ogni tipo e in buono stato di conservazione: ceramiche, oggetti in osso, piombo, ferro e bronzo;
  • un pozzetto, forse connesso con la costruzione della strada basolata e il deflusso o raccolta delle acque piovane, anche se il suo funzionamento deve ancora essere chiarito;
  • un enorme muro di terrazzamento sopra al quale furono costruite le Logge e relativo a una fase di urbanizzazione più antica rispetto a quella in cui furono realizzate le Logge e la strada basolata. Una fase di cui ancora si sa poco e che potrebbe avere a che fare con la prima fondazione della città alta di Populonia.

Le terme sul Poggio del Telegrafo

Le terme rinvenute sul Poggio del Telegrafo sono uno degli edifici termali più antichi e meglio conservati mai ritrovati in Toscana ed Etruria. L’epoca di costruzione è ancora incerta, ma è probabilmente da collocare nella prima metà del I secolo a.C. Le terme occupano un’area di circa 150 mq e al loro interno alcune strutture e arredi si sono conservati in maniera del tutto eccezionale. È eccezionale anche il fatto che si possa ricostruire integralmente il percorso che i frequentatori dovevano compiere all’interno dell’edificio fra gli ambienti freddi e caldi.

In particolare sono ben visibili la sala non riscaldata (frigidario), di cui si conservano integralmente il pavimento in mattoncini disposti a spina di pesce e la vasca in terracotta per il bagno freddo, incassata in un bancone di muratura accessibile tramite un gradino. In un piccolo ambiente annesso, di forma circolare e coperto a cupola, si faceva la sauna (sudatorio, ancora non scavato). Si poteva poi passare da uno stretto corridoio, il cui pavimento a mosaico è ancora in posto ed è decorato con una fine scacchiera di tessere bianche e verdi. Si accedeva così alla stanza più grande (caldario); due pareti sono caratterizzate da serie di nicchie con mensola sottostante, nelle quali gli ospiti deponevano oggetti e indumenti per poter sostare nella stanza e fare il bagno caldo in una vasca ritrovata però in pezzi. Se il calore avvertito era eccessivo, ci si poteva bagnare con l’acqua fresca contenuta in un bacino collocato in un’abside: il pavimento di questo vano è tuttora decorato con lo straordinario mosaico con i busti di etiopi, già ritrovato negli scavi effettuati nel 2000 e poi ricoperto.

L’edificio termale fu rinvenuto nell’ambito delle ricerche svolte nel 2000 e 2001, ma Il suo precario stato di conservazione e il pericolo di crolli imposero di interrompere lo scavo. Tramite il progetto “Gli Etruschi in Toscana: Le città dell’Etruria”, finanziato dal Programma Operativo Regionale Fesr 2014-2020, sono arrivate le risorse per consolidare le strutture e riprendere lo scavo in sicurezza, prevedendo anche i restauri, la copertura e dunque la valorizzazione dell’edificio per una futura fruizione da parte del grande pubblico.

Nel frattempo, durante l’inverno, l’edificio sarà protetto da una copertura provvisoria che permetterà di non lasciare esposte alle intemperie le creste delle murature (alcune delle quali necessitano di seri consolidamenti strutturali) e le decorazioni pavimentali e parietali. Molte pareti, infatti, sono ancora rivestite di intonaci dipinti; in tutti gli ambienti si vede uno zoccolo di colore rosso, sopra al quale prosegue un rivestimento di colore bianco. Nel corridoio di accesso, invece, nell’intonaco rosso sono inserite tessere musive di colore bianco disposte secondo un motivo a rombi irregolari.

Nel 2020 i lavori riprenderanno con operazioni complesse e delicate in vista del restauro dell’edificio, che vedranno coinvolti gli archeologi insieme con i restauratori e la ditta che si occuperà dei consolidamenti strutturali. Un difficile lavoro di coordinamento che porterà allo scavo integrale di tutte le porzioni dell’edificio nelle quali si trovano crolli e riempimenti lasciati in posto per ragioni di sicurezza.

In particolare:

  • sarà svuotato l’ambiente circolare del sudatorio a mano a mano che le murature verranno stabilizzate dall’alto verso il basso;
  • sarà scavato il caldario all’interno del quale sono rimasti tutti i frammenti del mosaico pavimentale, da rimuovere uno per uno previo consolidamento, rotto già in antico per il recupero degli elementi strutturali (verosimilmente laterizi) che formavano il sostegno del pavimento;
  • si finirà lo scavo del prefurnio, dove si è cominciato a intravvedere la struttura di sostegno di una caldaia bronzea (scomparsa) che serviva al riscaldamento dell’acqua per il bagno;
  • riprenderà lo scavo dell’ambiente della probabile latrina, interrotto nel 2000, dopo il consolidamento della sua volta a botte;
  • termineremo lo scavo dell’area esterna alle terme allo scopo di comprendere tutti i limiti dell’edificio e il suo rapporto con il contesto urbanistico circostante.

Nel frattempo dovranno essere studiati tutti i frammenti architettonici recuperati nei crolli scavati all’interno dell’edificio. Questo, insieme con lo studio e il rilievo (in 2 e 3 dimensioni) delle murature e degli arredi superstiti, permetterà di proporre una ricostruzione dell’edificio termale che potrà essere utilizzata per la valorizzazione del sito. Il progetto finale, infatti, prevede la riproposizione di una copertura che suggerisca la conformazione dello stato originario delle terme, oltre a riportare in luce il mosaico dei neri e la ricostituzione dei piani pavimentali mancanti. Tutto ciò per permettere ai visitatori del parco di entrare dentro all’edificio e rifare i percorsi seguiti dagli antichi frequentatori delle terme.

Le istituzioni e i protagonisti delle ultime ricerche

Lo scavo dell’edificio termale e il progetto di valorizzazione in atto si inquadrano nella collaborazione ventennale tra:

  • Soprintendenza Archeologia, Beni Artistici e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno, rappresentata dal funzionario Dott. Andrea Camilli
  • Università di Siena, Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali, con gli archeologi Prof. Stefano Camporeale e Dott.ssa Cynthia Mascione
  • Società Parchi val di Cornia, gestore delle aree archeologiche e naturalistiche del comprensorio, fra cui il Parco Archeologico di Baratti e Populonia, diretto dalla Dott.ssa Silvia Guideri e coordinato dalla Dott.ssa Marta Coccoluto.

Dal 2018 alle fasi di ricerca sul campo collabora anche il Department of Classics della University of Toronto (Canada), con l’archeologo Prof. Seth Bernard.

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