Lazzeri (Più Toscana): ‘No correzione sesso in pubertà’

FIRENZE – «Bloccare e modificare la pubertà nei bambini ai quali viene diagnosticata la disforia di genere? Si tratta di una proposta inquietante sulla quale si allunga l’ombra della manipolazione biologica, che rischia di porsi ai confini della deontologia medica». È la dichiarazione del consigliere regionale di Più Toscana e membro della IV commissione Sanità, Gian Luca Lazzeri, che commenta quanto riportato dalla stampa, sulla richiesta avanzata dal reparto di Medicina della Sessualità e Andrologia di Careggi alla Regione, per consentire la diagnosi del disturbo dell’identità di genere sui bambini. Il professor Maggi, dirigente del reparto ha infatti dichiarato: “Ci sono farmaci che bloccano la pubertà precoce, noi abbiamo chiesto l’autorizzazione ad estenderli sulla pubertà “inadeguata”. In questo modo possiamo indirizzare la pubertà verso il sesso a cui il paziente si sente davvero di appartenere […]”.

«Dalle dichiarazioni – sottolinea Lazzeri – si evince l’intenzione di estendere l’uso dei farmaci per il blocco dello sviluppo puberale precoce ai bambini ai quali viene riconosciuto il disturbo di disforia di genere, per “correggere” la loro pubertà. Si andrebbe così a modificare lo sviluppo fisico dei bimbi, ancora minori ed in piena fase di sviluppo e crescita, con una terapia ormonale, paventando la possibilità per Careggi di essere l’unico centro di tutta l’Europa meridionale dove sarà possibile diagnosticare la disforia di genere su minori. Un “merito” soltanto presunto che spaventa e che come risultato avrebbe quella di mettere alle calcagna di un bambino un team di professionisti pronti a intervenire sulla sua sessualità.

Un fatto che non trova precedenti nemmeno in Spagna, Paese per primo finito al centro di dibattiti sull’individuazione del disturbo di identità di genere dove recentemente è stata approvata una legge che consente il cambiamento del nome sui documenti senza dover intervenire chirurgicamente sul proprio corpo e senza procedure giudiziarie. Riteniamo pertanto avventato coinvolgere il Consiglio sanitario regionale in questo momento, essendo necessario un ragionamento più ampio poiché non si tratta di una semplice tecnica medica».

fonte: Gruppo consiliare Più Toscana

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