Il mio ricordo di Nedo Coppini

PRATO – Conobbi Nedo quando ero poco più di un bambino. Erano i primi tempi che riuscivo ad andare da solo allo stadio e al pattinodromo a seguire un po’ tutti gli sport della mia amata Prato. Per il calcio, la pallamano, il calcio a 5, l’hockey su pista Nedo c’era sempre. Immortalava i giocatori e alcune fasi della partita e poi via di corsa verso il suo studio per inviare le foto a La Nazione.

Nedo era una persona semplice, sempre col sorriso tra le labbra e sempre pronto a scambiare due battute. E se volevi qualche foto sportiva, che fosse per amore personale o per il giornale, bastava chiedergliela e Nedo te la forniva senza voler niente in cambio.

Il mio ricordo di Nedo è anche legato a un fatto tragico, la scomparsa di mio nonno. Nedo era stato inviato dal giornale a fotografare il funerale al quale avrebbero partecipato diverse Autorità toscane. Ho sempre avuto il dubbio che qualche “collega” avesse voluto la foto di mio nonno nella bara, ma Nedo si limitò a scattare qualche foto ambientale. Segno della sua profonda umanità e della sua granitica professionalità in un mondo (quello giornalistico) dove, molto spesso, è facile inciampare nella cialtroneria e nel gossip spazzatura.

Ciao Nedo, con te se ne va un pezzo importante di Prato. Anzi, con te se ne vanno gli occhi di Prato. Hai dato lustro alla città laniera immortalandola dalla ripresa postbellica passando per il boom economico, fino ad arrivare al suo lento ed inesorabile declino. Adesso non ti resta altro da fare che prendere la tua amata macchina fotografica e fotografare il mondo dal cielo.

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