Il bambino e i venti d’Armenia

L'armenia attraverso un libro e una mostra fotografica

Il ricordo di una tragedia che è difficile da dimenticare, come la maggior parte delle tragedie, nota come “genocidio degli armeni” perpetrato tra il 1915 e il 1916, poco più di un secolo di distanza dai giorni nostri, è un fardello da portare o una missione da compiere: continuare a diffondere il ricordo poiché è l’evento storico che vive grazie alla sua diffusione. Ed è proprio da lì che nasce la memoria. Ma è qui che si trova l’eccezione: Arthur Alexanian, colloca i ricordi della madre ad un altro tempo, l’incendio di Smirne del 1922. Il bambino e i venti di Armenia è un romanzo che è filtro stesso di memoria. E’ la memoria stessa che parla di memoria.
Difatti, l’autore stesso si affranca da suo Io (come conferma nella nota alla postfazione del libro di Mauro Molinari) cercando di far intervenire le emozioni, ma senza un’afflato eccessivamente personale. Il libro, uscito per l’editore Ibiskos Ulivieri ha questa grande capacità: passare attraverso le varie testimonianze, attraversandole senza concentrarsi su un esclusivo punto di vista. Lo scrittore cerca di portarci oltre la dimensione storica, o almeno, fino alle radici della storia, quella che riusciva a definire Dilthey, una storia che parte dalla personalità, dalla propria psicologia. Solo ripartendo dal proprio Io si riesce a concepire l’alterità. E difatti va inteso così l’Io, un polo dove non vi è esclusivamente la coscienza pienamente presente a sé, bensì è costituito anche dai propri rimossi. Ecco, è proprio da questa cesura che va investigata e che, attraverso il tema del romanzo che riesce a dare la “big picture”, può utilizzare questa coralità mutilata, che, procedendo verso il futuro, continua ad aver gli occhi orientati verso il passato e che difficilmente potrà dimenticare. Appunto il termine “big picture” si ritrova proprio nella mostra fotografica “La mia Armenia” di Andrea Ulivi in cui, attraverso singole istantanee, come un mosaico, cerchiamo di cogliere un piccolo affresco di un’epoca che oggi non v’è più Eliminare il rimosso non è la soluzione: è sapere perché sia avvenuto quel rimosso storico, tornando alla sorgente, al bivio tra memoria e oblio che va ricercato il riflesso di una verità più grande.

Riccardo Gorone

Servizio fotografico di Sandro Nerucci

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