Esce la compilation di musica dedicata a Marx da titolo “Karl Marx’s 200th !”

L'etichetta KarlRecords riunisce 28 artisti da tutto il mondo per celebrare la nascita del grande filosofo

In questi ultimi due secoli il mondo è cambiato, se non stravolto, eppure certi miti non passano, certe riflessioni restano. Come molti sanno, quello spettro che si aggirava per l’Europa, non ci ha mai abbandonato e lo spirito del capitalismo si è evolute, si è trasformato, in parte è sparito, in parte è rimasto e, come un fantasma, continua a farsi presente negli scenari mondiali. Per questo la riflessione (chi addirittura lo chiama sistema) marxista è sempre attuale. Ma in questo 2018 la ricorrenza alla nascita di Marx (1818) è d’obbligo. Ed ecco che l’etichetta Karlrecords ha riunito molti artisti mitteleuropei che componessero brani ruotando intorno alla figura di Karl Marx, ai suoi concetti, ai suoi raffronti con la realtà, perché di materialismo abbiamo sempre parlato. Materialismo dialettico mette proprio l’accento sulla realtà, su ciò che è materiale, concreto, facendo diventare la dialettica, più un aggettivo, che un sostantivo. E proprio la materia è qualche cosa che è elemento basilare nella musica. La realtà della musica è difatti il suono nelle sue possibilità e nella sua effettività (e non è un caso se ci potremo trovare davanti alcuni pezzi industrial o ancor più estremi di musica concreta). 28 artisti celebrano la nascita di questo pensatore che molti hanno definito controverso, estremo, quando invece non ha fatto altro che fotografare la realtà e valutarne le conseguenze.

L’intento con cui nasce questa compilation, fa effettivamente sorridere: In tempi di capitalismo, in cui l’avidità senza fine e lo sfruttamento degli esseri umani, Kral Marx è il benvenuto e ed è necessario ricordare il grande filosofo ed economista che ha teorizzato il capitalismo e ripensato lo stato del mondo, che ha cercato alternative all’economia organizzata, cercando di costruire un ponte tra ricco e pover. Ecco, no, questo non è successo. Il filosofo non si è mai adoperato per questo. Essendo stato profetico, aveva posto il problema della lotta di classe, ma non ha mai detto che l’uomo si sarebbe dovuto spingere a tanto. Aveva semplicemente detto che, in una situazione di divario sempre più grande tra capitalisti e non, perché si azzerasse la situazione in cui la parità tra gli uomini e le classi sarebbe stata necessaria una rivoluzione tramite lotta di classe, ma l’intento di Marx non era la rivoluzione. Lui ha “semplicemente” visto l’attualità (il valore delle merci, il suo scambio, la fantasmagoria/feticcio, struttura e sovrastruttura, categorie di studio, strumenti di analisi) che poi all’epoca era futuro, e la rivoluzione non era propriamente la parte programmatica dei suoi modelli di pensiero (dagli scritti del 1844 fino al capitale, fino alla cooperazione con Engels). La rivoluzione prospettata e resa possibile, in verità, anche oggi lo vediamo, non è l’azzeramento storico/sociale, bensì quello estetico. Se ci pensiamo, da Vertov fino a Barbara Kruger, sono stati poi gli artisti a farsi portavoce di una situazione, di un disagio da comunicare, a volte su cui intervenire, come la macchina da presa come strumento per le masse, per documentare, per agire sulla storia attivamente. Questa è stata la rivoluzione, prima di tutto estetica (come ha professato un altro grande profeta, incompreso anche nelle sue teorie post-marxiste: Walter Benjamin). Ecco, nessun accademico che volesse spiegarvi Marx, vi proporrà mai l’ascolto di questo disco, per più ragioni: la prima è che non lo conosce, poiché ciò che esce dai muri dell’accademia è (se non deve essere) sconosciuto; perché non è programmatico, non ha struttura da trattato, non è strumento di studio. Ripeto, è strumento estetico che capovolge il pensiero, che forse non lo attiva nemmeno, poiché è già atto, è già una dichiarazione. La realtà è qua, e basta ascoltarla, in fondo questo ci ha insegnato Marx. Che dire, è morto Marx, evviva Marx!

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