Aleksi Perälä – Paradox (трип, 2017)

aleksi-peralaAllora, questa è una storia complessa, ma semplice. Aleksi Perälä è da un po’ di anni che si dedica alla musica generata da un complesso sistema computazionale che produce una scala tonale diversa da quelle comunemente in uso. Piuttosto che dividere la tastiera con semitoni, si sono utilizzate frequenze con cui lavorare, costruendo scale di 128 frequenze risonanti. Queste frequenze, vengono poi selezionate attraverso varie metodologie, prendendo spunti da filosofia, psicologia, scienza, misticismo e bio risonanza.
Ecco, dopo questa spiegazione, che più che chiarificare mitizza ancora di più la cosa, è bene un attimo scindere il processo dall’ascolto, poiché, la musica di Perälä risulta stupefacente esclusivamente se si ha in mente queste metodo, poiché all’ascolto non ci saranno enormi differenze rispetto a dischi composti con metodo classico. Una cosa è certa: il Nostro sa muoversi tra i generi. Che sia IDM o techno, la Colundi Sequence sa declinarsi in più maniere e con più stili, ma, ribadiamo che sempre di musica si tratta. Altra cosa che contribuisce al fascino (che lo ha reso famoso dai vari volumi usciti come Colundi Sequence I, II e via dicendo) sono i titoli che altro non sono che, appunto, una sequenza di numeri esclusivamente descrittiva, autodescrittiva, un algebra musicale, stringhe di numeri che non denotano né connotano ma che esclusivamente si “autopronunciano”. All’ascolto, lo ribadiamo, il Nostro tocca vette di techno, Italo ed electro. Chiaramente con questo suo metodo, le scale saranno costituite da un susseguirsi di microtoni alquanto peculiare, ma rimane nel campo dell’udibilità, senza sconvolgere particolarmente l’ascolto. I canoni rimangono comunque quelli dei generi musicali a cui si riferisce, quindi, il disco, è un’originale alchimia esclusivamente quando si entra “nel backstage”, nel “making of” del disco, ma come prodotto ultimato non è assolutamente distante da altri tipi di tonalità o di ricerca sonora (che so io, giusto per fare qualche nome: Porter Ricks, Autechre, Lloyd Cole, ma giusto così, i primi che mi vengono in mente). Nulla toglie che Paradox sia un disco ben prodotto, con una miscellanea di elettronica fatta ad hoc. E forse, croce e delizia per questo disco, è proprio il titolo, poiché vive completamente questo paradosso. E’ fatto complessamente, ma si ascolta semplicemente. Perle ai porci? Genio incompreso? Siamo noi quelli che non comprendono? Limitiamo il giudizio al gusto, e il gusto lo releghiamo all’orecchio.

Riccardo Gorone

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