Il Serravalle Jazz 2019 e la sua storia con “A volte ritornano”

L'edizione del 2019 ospita personaggi che hanno già calcato il palco del festival, artisti nazionali ed internazionali

Sul solco dell’amarcord, l’edizione del Serravalle Jazz 2019 ha vouluto omaggiare e reinvitare ospiti che hanno presenziato in scorse edizioni e il titolo della kermesse di quest’anno portava proprio il motto “A volte ritornano”. Si fa presto a passare in rassegna i nomi delle partecipazioni: Rosa Emilia Dias 4tet, la Barga Jazz Band con Dave Douglas alla tromba solista, Stefano Cocco Cantini, assieme ad Ares Tavolazzi, Danilo Rea, Silvia Benesperi e Piero Frassi, Riccardo Tesi, Patrick Vaillant e un ricordo del Quartetto Cetra nell’ultima giornata del festival. L’apice del festival è stato chiaramente nella rituale consegna del Premio Sellani ad il pianista Danilo Rea, che ha ipnotizzato il pubblico col suo medley di musica leggera ripercorrendo classici della canzone italiana. La giuria ha premiato Rea accompagnano il premio alla seguente considerazione: “Splendido strumentista dalle caratteristiche musicali molto vicine a quelle del ‘maestro’ a cui è intitolato il premio, Rea, in oltre quarant’anni di solida carriera, ha percorso, al meglio e senza pregiudizio alcuno, tutte le strade, dall’avanguardia del New Perigeo (con Giovanni Tommaso e altri), ai frequenti confronti con la musica cantautorale e pop, come mostrano le sue collaborazioni con Paoli, Cocciante, Modugno, Celentano, Zero, Mannoia e soprattutto con Mina con la quale ha condiviso una ventina di Lp. Notevole anche lo sconfinamento nell’operistica con la complicità di Flavio Boltro”.

La Rocca di Castruccio, ancora una volta, è stata illuminata dalle note e dalle performance di musicisti italiani e internazionali, accomunati da una sola e vera passione: il jazz in tutte le sue forme, dall’innovazione alla tradizione.

Riccardo Gorone

Servizio fotografico di Sandro Nerucci

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