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Truffa aggravata ai danni dello Stato. Indagato Verdini.

L’on. del PdL: “Notizia vecchia, tirata fuori alle porte della campagna elettorale”

FIRENZE – Sono ben venticinque gli avvisi di garanzia inviati dalla Procura di Firenze per truffa aggravata ai danni dello Stato nell’ambito dell’indagine sui contributi pubblici ricevuti tra il 2002 e il 2012 dalle testate “Il Giornale della Toscana” e “Metropoli day”. Secondo i pm, la truffa sarebbe stata perpetrata dal gruppo editoriale facente capo all’onorevole del PdL Denis Verdini, e si aggirerebbe intorno ai 22 milioni di euro (12 per “Il Giornale della Toscana” e 10 per “Metropoli day”). Tra gli indagati risultano esserci anche l’onorevole Massimo Parisi (PdL, nonché coordinatore toscano dei berluscones), gli imprenditori Roberto Bartolomei (noto per essere socio al 50% di Riccardo Fusi nella società BTP, fallita di recente e coinvolta in altre vicende giudiziarie), Girolamo Strozzi e Pierluigi Picerno e gli editori Fabrizio Nucci (giornalista) e Duccio Rugani.

LE ACCUSE – Per la Procura, sarebbe falso il requisito per il quale ci sarebbe stata una cooperativa a capo del gruppo che ha per riferimento Verdini. Secondo gli inquirenti, la natura cooperativa della Nuova Editoriale società cooperativa a responsabilità limitata (socia di maggioranza della Società Toscana di Edizioni, editrice de “Il Giornale della Toscana”) sarebbe «palesemente fittizia» perché risulterebbe che nessuno dei soci vi prestasse attività lavorativa, né da lavoratore dipendente, né autonomo, o comunque partecipasse a scelte strategiche o di gestione. Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe indotto in errore il dipartimento per l’informazione e l’editoria presso la Presidenza del Consiglio chiedendo contributi per due testate diverse appartenenti allo stesso gruppo, quando avrebbe potuto ottenere i fondi soltanto una.

VERDINI SI DIFENDE – La reazione di Verdini non si è fatta attendere. «Leggo sulle agenzie – spiega l’onorevole pidiellino all’Ansa – che la Procura di Firenze mi avrebbe indagato per una presunta truffa aggravata relativa a contributi pubblici per circa 22 milioni di euro che “Il Giornale della Toscana” avrebbe indebitamente percepito dal 2002 al 2012. È gravissimo che, proprio nei giorni in cui sembra aprirsi la campagna elettorale, la Procura fornisca alla stampa informazioni vecchie di almeno un anno spacciandole per nuove. L’inchiesta, infatti – prosegue Verdini –, fin nei minimi dettagli, è stata pubblicizzata già un anno fa, in occasione di una serie di sequestri, debitamente illustrati dai pm ai giornalisti. Dunque, niente di nuovo sotto al sole, compreso il tentativo degli inquirenti di reiterare e attualizzare notizie datate e di parte, al solo scopo di creare scandalo. Mi vedo, quindi, costretto a precisare ancora una volta – dice ancora Verdini – che non una sola norma è stata violata per far nascere e tenere in vita il “Giornale della Toscana”. Tutto è avvenuto nel pieno rispetto della legge: al contrario, personalmente ho investito milioni di euro per il sostentamento del quotidiano da me fondato. I magistrati hanno interpretato a loro modo norme chiarissime che il sottoscritto e quanti hanno investito nel giornale hanno rispettato fino in fondo, usando alla lettera gli stessi criteri adottati da tutti coloro che hanno pubblicato quotidiani a contributo statale. Dopo aver assistito al mio processo mediatico e alla mia demonizzazione senza la minima possibilità di difesa, aspetto con serenità e anche con impazienza il processo vero, quello che si svolge nelle aule di tribunale – conclude – certo che in quella sede il teorema degli inquirenti sarà travolto e la verità verrà finalmente a galla».

Redazione

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