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Sequoyah Tiger – Parabolabandit (Morr Music, 2017)

unnamed-4Allora, intanto, diciamolo subito che sembra davvero essere qualcosa di sensazionale, l’artista in questione è  con base a Verona, si chiama Leila Gharib e si sviluppa prendendo spunto dal gruppo BooktheGreat e, questo Parabolabandit è la sua ultima fatica nel tentativo di creare un’opera d’arte multidisciplinare, poiché la Nostra poliedrica è sia musicista che designer. Nell’album, Leila indaga le possibilità vocali e l’etichetta Morr è sempre stata in cerca di mescolanze tra elettronica/noise e voce (una tradizione che va dai Müm a To Kill a Petty Bourgeoisie, alla gettonatissima Lali Puna, e chi più ne ha, più ne metta). E, sempre parlando dell’etichetta, il suo catalogo è riuscito a variare molto negli ultimi anni, seguendo tendenze che variano negli anni (se nel 2009 la svolta era decisamente più noise, adesso, che si segue una svolta pop, il disco verte sul pop, ma non voglio dire cose impopolari per i più che venerano la Nostra).

Sia chiaro che l’effetto sorpresa di questo disco è “l’italianità” dell’artista che colpisce nel non avere “un-sound-italiano-nonostante-tutto” (e a questo punto, la fatidica domanda: cos’è il sound italiano? Musica di qualsiasi genere che però hanno testi in italiano? Esempio di paradosso: i system of a down sono armeni, eppure hanno fatto dischi che si sposavano con certo gusto americano, ma non sono stati considerati cool per il fatto di essere armeni rispetto al loro genere . Oppure c’è proprio una definizione trascendentale del sound italiano? E non parlo di molti italioti che vengono passati regolarmente alla radio, che rientrano semplicemente nella fenomenologia del music-biz italico, che piacciono perché vengono passati, senza molti interrogativi – un meccanismo che funziona come tale in tutto il mondo, quindi anche questa possibilità di definizione cade), ma, se si vuole guardare ben oltre il proprio naso, iniziamo a considerare positivamente il disco per altre ragioni. Innanzitutto, il fatto che non suona come un disco italiano, significa che i riferimenti sono oltreoceano, o almeno, fuori dallo stivale: non sarà difficile ascoltare degli Animal Collective (Kill The Robber, Lemur Catta) tra le righe, una Zola Jesus (A Place Where People Disappear) dalle tinte pastello, Goldfrapp (Cassius, Sissi), Beach House (Brilliant One) oppure Jenny Hval o addirittura sonorità alla Dan Deacon (Brother/Brother) . Tutto il disco mostra una certa coerenza e il tocco personale emerge in maniera elegante tra le citazioni (non volute) che si fanno strada nelle traccia.

Parabolabandit è freschezza, eclettismo, buon gusto che mescola analogico e digitale senza mai perdere la personalità. Pop, sì, ma anche molto altro, senza bisogno di etichette o riferimenti, come il sottoscritto ha fatto sopra. Ascoltate, godetevelo e ciao.

Riccardo Gorone

Riccardo Gorone

Laureato in Filosofia all'Università Ca' Foscari di Venezia, collabora con quotidiani online ("ReportPistoia", "ReportCult", "Carnage News") occupandosi di cultura e musica. In contatto con le nuove realtà internazionali della musica, promuove e divulga opere, eventi e artisti delle diverse scene sperimentali. Ha collaborato con radio tra cui Radio3, Radio Sherwood, Radio Belluno, e festival nazionali come Dancity, ClubtoClub, Pistoia Blues.