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Rossi in commissione sanità: ‘Ecco la rivoluzione della qualità del servizio sanitario regionale’

La rivoluzione della qualità del servizio sanitario regionale verrà avviata con una proposta di legge “di principi”, legata alla finanziaria e da approvare entro l’anno. La legge consegnerà a tre commissari l’incarico di predisporre nei dettagli gli atti per l’unificazione organizzativa del sistema in tre aziende di area vasta, a cui si aggiungerà il Meyer. Lo ha annunciato il presidente Enrico Rossi nel corso del suo intervento alla seduta della quarta commissione consiliare: “Se aspettiamo – ha detto Rossi – verremo travolti”.

Un timore che il presidente ha motivato ricordando i numerosi tagli subìti dalle finanze regionali in questi anni e quelli di cui si parla per la prossima legge di stabilità: “Quattro miliardi di tagli – ha ricordato – che potrebbero significare trecento milioni in meno per noi. La manovra – ha aggiunto – prova con alcune azioni a rimettere il paese su strada dello sviluppo e della crescita. Non è chiara nella partita degli investimenti, e rischia di avere effetti negativi anche su settori competitivi come la sanità, una sanità che spende meno rispetto ad altri paesi europei ma che è la terza al mondo e la prima in Europa secondo Bloomberg. Tuttavia sono convinto che bisogna reagire, che non dobbiamo rinchiuderci e e che come istituzione dobbiamo collaborare tenendo un atteggiamento proattivo”.

“Siamo intervenuti sul bilancio regionale con una abbondante spending review, a cominciare dalla politica, faremo ancora tutto il possibile per eliminare le spese improduttive, rivedere le partecipazioni societarie, ridurre il numero dei dirigenti, anche nelle agenzie ragionali. Ma la dimensione della manovra è tale che dovremo intervenire anche sulla sanità. Un sistema che viene da due anni pesanti tagli, eppure ha i bilanci a posto, come attesta la Corte dei conti, e certificati da enti esterni, imparagonabili con quelli delle altre regioni. Una sanità al vertice negli esiti delle cure ospedaliere, che ha tenuto sui livelli essenziali di assistenza e ha retto grazie al sacrificio di tutti gli operatori“.

Che cosa possiamo fare?, si è chiesto il presidente Rossi: “Spingere avanti alcuni processi di riforma allo scopo di fare una rivoluzione della qualità in sanità, che migliori servizi, raffreddi le spese e nei primi tempi produca anche risparmi. Ci rivolgeremo a chi lavora in sanità, a loro loro competenza e l loro spirito etico. Si possono evitare sprechi, ridondanze, somme di spesa e consumismo sanitario. La politica non deve essere invasiva ma deve porre la domanda giusta e dare ai migliori il compito di proporre linee guida e orientamenti che inducano, su basi scientifiche, comportamenti virtuosi. Penso a una commissione regionale che lavori quindi sull’appropriatezza delle cure. Penso a un rilancio del Technology assessment, cioè la valutazione degli aspetti medici, economici, organizzativi e sociali dell’introduzione o dell’implementazione delle tecnologie od interventi sanitari. Quindi un uso appropriato delle tecnologie, con piano economico finanziario e della loro utilizzazione. Tutto questo – ha proseguito – chiama in causa un governo di area vasta. Penso a una offerta sociale, sanitaria, ospedaliera, formativa e della ricerca all’interno dell’ area vasta con unica azienda organizzata per dipartimenti”. Il presidente ha aggiunto che anche la sanità sarà sottoposta alla stesa dichiarazione del personale dirigenziale in eccedenza del resto della Regione: “Dimagrire – ha sintetizzato – per riprendere la corsa”.

Basterà? “Faremo il possibile – ha detto ancora – per tenere la situazione in equilibrio, ci misureremo ancora di più con gli sprechi, rivedremo le convenzioni con il privato per renderle più produttive. Così come dovremo regolare meglio l’intramoenia, anche negli aspetti tariffari e definire meglio il rapporto dell’extramoenia con il sistema. Ma se non basterà, come purtroppo temo, penso sia meglio chiedere qualcosa a chi ha di più piuttosto che a chi ne ha di meno. La Toscana è portata ad esempio perché si è rifiutata di mettere i ticket, imposti da Tremonti, uguali per tutti e così i nostri hanno toccato solo il 25%  della popolazione. Cosa dovremmo fare? Tagliare i 130 milioni di extra Lea, gli 80 milioni del trasporto sociale, i 10 milioni per la vita indipendente dei disabili, i 3 milioni per i lettori ottici dei malati di Sla, il milione che spendiamo per le parrucche delle persone in cura per tumore? Sarebbe uno scandalo. Ma non chiedere aiuto a chi ha di più se ce ne fosse bisogno”.

Fonte: Agenzia di informazione della Giunta Regionale

Redazione

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