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Ora da Re 1932 – Storia e assaggio di un vino ritrovato

Ora da Re 1932, un vino nato dal fato e valorizzato dall’uomo. Domenica 7 Maggio nel contesto della 16esima edizione di Anteprima Vini della Costa Toscana al Real Collegio di Lucca, Andrea Bonini direttore del Seminario Veronelli ha condotto un laboratorio dedicato ad un vino siciliano tanto raro quanto “eterno”.

Prodotto nel 1932 e dimenticato fino al 1985 nelle botti dell’azienda ragusana Feudo di Mazzaronello, fu riscoperto da Piermario Meletti Cavallari ex manager bergamasco trasferitosi in Toscana, (cui si deve fra l’altro la produzione della celebre etichetta Grattamacco).

Immediata la decisione di sottoporre quell’incredibile ritrovamento a Luigi Veronelli il quale lo avrebbe poi battezzato Ora da Re 1932. All’epoca ogni pratica enologica, dal raccolto alla pigiatura delle uve, era svolta interamente a mano inoltre la coltivazione ad alberello garantiva una scarsa resa a favore di una concentrazione qualitativa delle uve.

Queste circostanze favorivano già di per sé una produzione eccellente che durante le annate migliori era addizionata con una piccola percentuale di mosto cotto per aumentarne la longevità e quindi affinata in botti di rovere di Slavonia.

Ed è così che nel buio di una cantina semi-interrata, simile a quelle usate nella penisola iberica per la maderizzazione dei tradizionali fortificati, questo vino ha atteso 53 anni coperto da un velo di flor. Delle 9 botti ritrovate solo le numero 2, 8 e 9 furono imbottigliate nel 1988. L’azienda vinicola che si occupò della coraggiosa commercializzazione è La Cantina dei Feudi nella persona di Piero Cucchi che, presente all’incontro lucchese con il collega Meletti Cavallari, ci racconta tutto l’impegno e le difficoltà trascorse per portare sul mercato un prodotto irripetibile. In primis la scelta di imbottigliare tre tipi diversi dello stesso vino per mantenerne l’individualità a discapito delle logiche di marketing.

ora-da-re-1932A distanza di quasi tre decenni, all’assaggio, ma ancor prima al naso, è sorprendente che ognuna di queste tre bottiglie contenga i vitigni autoctoni della stessa vendemmia del 1932, altrimenti evoluti così distintamente. A questo proposito i relatori spiegano che il grado alcolico di quest’ambrato vino è vicino ai 19° e il residuo zuccherino dai 6 ai 9 grammi per litro contribuisce a dare questa sensazione di diversità. Sebbene dal punto di vista olfattivo il profilo aromatico sia unitario, questo si declina diversamente in ciascuna bottiglia, proveniente da tre diverse botti.

La numero 2 è quella che presenta il carattere più fruttato con mallo di noce distinguibile al naso e scorza di agrume sul finale, sapore di liquirizia, dattero e miele di castagno. Una maggiore freschezza e acidità caratterizzano il vino della bottiglia numero 8 che lascia spazio a sensazioni di frutto sotto spirito, caffè e burro di cacao.

La complessità è invece la sintesi dominante della botte numero 9 di Ora da Re. All’esame olfattivo è inevitabile non pensare ai grandi Vinsanti, tanto è deciso il profumo di tabacco e funghi secchi. Mentre all’assaggio risulta il più largo di struttura, il più armonico e il più persistente dei tre vini.

Un’occasione preziosa questa di Lucca per assaporare un vino “infinito”, altrettante sono le potenzialità di affinamento in bottiglia. Eppure Ora da Re 1932 è molto più che un prodotto vinicolo eccezionale, è simbolo e documento di un’enologia siciliana di altri tempi.

Arianna Di Stefano