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Alcuni tifosi della Juventus morti all'Heysel
Alcuni tifosi della Juventus morti all'Heysel

Offese vittime Heysel, i Della Valle escano allo scoperto

FIRENZE – In questi giorni è assordante il silenzio dei fratelli Della Valle su quanto accaduto in queste ultime settimane ad opera di alcuni pseudotifosi della Fiorentina. Sin dai match con l’Esbjerg, in attesa delle sfide con la Juventus, dai settori viola si levavano cori inneggianti al Liverpool e di conseguenza dileggianti la memoria delle 39 persone che persero la vita all’Heysel. Tra le vittime innocenti, è sempre bene ricordarlo, c’erano anche due minorenni, l’11enne Andrea Casula e la 17enne aretina Giuseppina Conti, ma anche due tifosi di un’altra squadra, gli interisti Tarcisio Salvi e Mario Ronchi, quest’ultimo che aveva accompagnato l’amico Amedeo Spolaore, anch’egli scomparso quella tragica sera di fine maggio ’85.

Domenica è stato toccato veramente il fondo, con un pullman proveniente da Pontedera che recava la scritta col nastro adesivo “-39” sul lunotto posteriore, con i continui cori inneggianti al Liverpool sin dall’arrivo allo stadio e con lo sfregio di quel “-39! Heysel” scritto su un cartellone esposto allo Juventus Stadium. L’autore di questo A3 è stato individuato dalla Digos e si beccherà almeno il Daspo. Nel mezzo, i cori antisemiti degli juventini e, infine, il tweet ironico, ma che doveva essere risparmiato, della società bianconera sulla bistecca mangiata a pranzo.

Forse incalzato dalla presa di posizione di Mariella Scirea, moglie del compianto Gaetano (capitano di quella Juventus che all’Heysel vinse la cosiddetta “Coppa dei Campioni di sangue”), la quale ha espresso la volontà di far togliere il nome del proprio marito dalla curva bianconera, anche il presidente della Vecchia Signora, Andrea Agnelli, ha preso le distanze dal tifo becero. Ma aveva già dimostrato signorilità la scorsa settimana, condannando immediatamente gli striscioni dileggianti la memoria delle vittime di Superga.

Certo, lo stile Juventus è caduto molto in basso (con l’Avvocato Agnelli una cosa del genere non sarebbe mai accaduta) con quel tweet ironico che potrebbe addirittura portare sfortuna in vista della “cena” di domani in Europa League, ma la Fiorentina non può stigmatizzare soltanto questo sberleffo attraverso le parole di un ex dirigente, Giancarlo Antognoni. I fratelli Della Valle hanno il dovere di condannare pubblicamente i continui cori, striscioni e magliette dei propri tifosi che incitano alla tragedia del 29 maggio 1985. Non basta che La Gazzetta dello Sport riporti la notizia del disappunto, tra l’altro rimarcato in via privata, del presidente della Fiorentina Andrea Della Valle per il comportamento dei tifosi della squadra viola. I Della Valle devono intervenire e subito. Tante volte abbiamo letto che i Della Valle sono quelli che hanno tolto le barriere dagli stadi, che hanno lavorato per il fair play e per il terzo tempo. Ed è proprio per dare concretezza a quelle parole che adesso i Della Valle devono venire allo scoperto (anche per non sembrare ostaggio delle frange più estreme dei propri ultras), invitando i tifosi della propria squadra a un comportamento più civile e soprattutto più umano e dando una mano alle forze dell’ordine per identificare gli autori di questi scempi.

E lo stesso discorso vale per tutti gli altri, tra cui anche Andrea Agnelli e la sua Juventus, la quale almeno potrebbe cercare di stemperare gli animi invece di deridere pubblicamente i fiorentini via Twitter. Si sa che quel 4-2 dell’andata è una ferita che ancora brucia, ma non per questo si deve mancare di rispetto ad un’altra società calcistica fomentando ancora di più gli animi. D’altronde il calcio, nonostante tutti i soldi che circolano e tutti gli interessi che ci girano attorno, va preso per quello che è: uno sport, e quindi, una festa.

Marco Gargini

Già firma de “il Corriere di Firenze”, “il Nuovo Corriere di Prato”, “il Vostro Quotidiano”, ha collaborato anche con “ItaliaCalcioa5.it”. È stato radiocronista per “Radio Antenna Toscana 1” e “Radio Bruno” e inviato sui campi dilettantistici di calcio a 5 per “Rete 37”. Appassionato di sport e catalanista, nel 2010 è stato nominato ambasciatore in Toscana per la Plataforma Pro Seleccions Esportives Catalanes.