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Moby Prince, 23 anni dopo. Accertare tutta la verità

LIVORNO – Era il 10 aprile 1991. La Juventus di Maifredi stava giocando al Camp Nou di Barcellona contro i catalani nella semifinale di andata della Coppa delle Coppe. Dall’altra parte del Mar Mediterraneo, al largo di Livorno, si stava consumando una tragedia, inizialmente imputata proprio alla sfida che vide i blaugrana prevalere 3-1 sui bianconeri. Alle 22.03, il traghetto Moby Prince in servizio di linea tra Livorno e Olbia mollò gli ormeggi per la traversata. A borgo c’erano l’intero equipaggio (66 persone) e 75 passeggeri. Ma la traversata durò pochissimi minuti. Intorno alle 22.25, infatti, il Moby Prince, mentre percorreva il cono di uscita del porto, urtò con la prua la petroliera Agip Abruzzo. Il traghetto prese fuoco e 140 delle 141 persone morirono. Si salvò solo il mozzo, Alessio Bertrand, mentre il corpo di Francesco Esposito fu ritrovato in mare: fu l’unico morto per annegamento e non carbonizzato.

La tragedia del Moby Prince raccontata da “La storia siamo noi”

Ma a 23 anni da quella strage ancora ci stiamo interrogando su cosa sia effettivamente accaduto quella sera. Tramontata l’ipotesi della partita di calcio, che avrebbe tenuto incollato il comandante al televisore, sono ancora molti gli aspetti sui quali fare luce. A chiedere chiarezza è l’ex procuratore nazionale antimafia e attuale presidente del Senato, Pietro Grasso, che da Roma desidera «rinnovare la mia vicinanza e il mio affetto alle famiglie colpite» ed esprime il suo «più profondo cordoglio per le vittime di quel terribile incidente. Non potremo mai dimenticare quella notte nella quale 140 persone persero la vita inghiottite dalle fiamme a largo del porto di Livorno. Le Istituzioni e la società civile hanno il dovere di rimanere al fianco dei familiari delle vittime, facendo chiarezza su quanto avvenuto. Mi auguro che anche il Parlamento sappia dare il proprio contributo, utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione, per poter accertare tutta la verità su una strage che per molti aspetti resta avvolta nel mistero».

Alcune registrazioni radio:

Il Fatto Quotidiano sul proprio sito riporta i nuovi dubbi insinuati dai figli del capitano della nave Ugo Chessa. Secondo la ricostruzione di un pool di specialisti, il cosiddetto “salone de lux” del Moby Prince, dove morirono 91 persone, non era il punto di riunione in caso di emergenza a bordo. Ma nella sentenza di primo grado del Tribunale di Livorno si “giustificò” la presenza di tutte quelle persone in quel locale perché in pochi minuti i passeggeri avevano tentato di raggiungere i luoghi di riunione prefissati. Insomma, per i giudici il salone de lux era la cosiddetta muster station, ma per il pool di esperti non lo sarebbe stato.

Sul sito www.mobyprince.it è possibile trovare tutto sulla tragedia: documenti, approfondimenti tecnici, video inediti e comunicazioni radio. Intanto, il responsabile della sala operativa della direzione marittima della Toscana, il comandante Gregorio De Falco (l’ufficiale che coordinò i soccorsi per la tragedia della Costa Concordia), ha espresso la propria vicinanza twittando “oggi ritengo importante che ognuno di noi senta di dover dire #Iosono141“.

Redazione

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