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LEGAMBIENTE – Il ‘nero’ alle cave di Carrara è un furto ai cittadini

Legambiente molto critica nei confronti dell’amministrazione pubblica: “Perché il Comune lo tollera?”

L’indagine della Procura e il blitz della Guardia di Finanza alle aziende del marmo, con sequestro di computer e documenti, per frode fiscale e riciclaggio, confermano che la sottofatturazione del marmo denunciata da molti in questi anni è ben più di un’ipotesi.

La proposta dell’associazione ambientalista è l’istituzione dell’Osservatorio dei prezzi.

Queste le dichiarazioni che vengono dalla gestione provinciale di Legambiente:

L’Osservatorio è il punto centrale della nostra proposta di nuovo regolamento degli agri marmiferi, accompagnata dalle firme di oltre 500 carraresi, era l’istituzione di un Osservatorio dei prezzi del marmo con i compiti di acquisire il prezzo di vendita di ogni blocco seguendone i passaggi di proprietà, nonché i prezzi di vendita dei lavorati; effettuare controlli incrociati (raffronti tra cave e tra intermediari, documenti contabili, ecc.); verificare l’attendibilità dei dati acquisiti, fornire al Comune il valore di mercato di ogni qualità di marmo, necessario per stabilire il canone base per indire la gara pubblica di concessioni, segnalare al Comune e all’Agenzia delle entrate i dati ritenuti di dubbia attendibilità, indizi di evasione, elusione fiscale, danno erariale.

Proponevamo anche un sistema di tracciabilità (fisica e contabile) di ogni singolo blocco, ricorrendo a dispositivi informatici (es. microchip applicati ai blocchi, GPS, ecc.). La proposta discendeva anche dalla scandalosa stima del valore di mercato da parte del Comune: 450 euro a tonnellata per il marmo più pregiato, quando in realtà è venduto a 2000-4000 €/t.

Il consiglio comunale preferisce le chiacchiere alla nostra proposta. Per il sindaco, evidentemente, la stima del valore di mercato si discosta di poco da quella dichiarata dagli industriali del marmo. È una fortuna per i carraresi che la Procura non ne sia tanto convinta.

Sono passati altri mesi ma nessuna bozza di regolamento è stata presentata. Nel frattempo, le aziende hanno vinto i ricorsi al TAR perché il Comune non ha rispettato le procedure più elementari (mancata comunicazione alle aziende, ecc.): una vera disfatta per le casse comunali e per i cittadini, che pagano i mancati introiti. Se in tutti questi anni gli amministratori comunali avessero voluto favorire gli interessi degli industriali si sarebbero comportati esattamente come hanno fatto.

Amministratori e funzionari comunali dichiarano di condividere le nostre proposte di rilascio delle concessioni mediante gara pubblica e di sopprimere i beni estimati (cave che non pagano nulla perché il Comune le tratta come private), ma non fanno nulla di concreto per attuarle: la commissione marmo, in un anno e mezzo dalla sua istituzione, non ha ricevuto dagli uffici una riga scritta di proposta operativa, né ha elaborato nulla autonomamente; i consiglieri che hanno chiesto la documentazione sui beni estimati aspettano invano da mesi.

fonte: Legambiente Carrara