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In un CD ‘Alla Gioja’, cantata scomparsa di Mascagni

Grazie alla Fondazione Cianti, un team toscano incide per la prima volta il prezioso inedito (1883) del compositore livornese, che riprende – in italiano – l’ode di Schiller resa immortale dall’inno di Beethoven

L’ultima volta era stata eseguita tra il marzo 1882 e il giugno 1883, a Livorno e a Pisa. Poi un oblio lungo più di un secolo, fino a quando – battuta all’asta da Christie’s – è ritornata in possesso degli eredi di Pietro Mascagni. Adesso, dopo essere stata eseguita per la prima volta dal vivo lo scorso dicembre, la cantata Alla gioja per voci, coro e pianoforte del compositore livornese torna ad essere presentata al pubblico con un CD (ed. Concerto). Merito della Fondazione “Fausta Cianti” e del suo presidente Cesare Orselli (ritenuto oggi il maggior studioso italiano di Mascagni), che ogni anno elargiscono due borse di studio a studenti di pianoforte e canto dei conservatori di Firenze e Siena.

La composizione si basa sul testo italiano dell’ode Alla gioja di Friedrich Schiller, la stessa inserita nel quarto movimento della IX Sinfonia di Ludwig v. Beethoven (il celebre Inno alla Gioia oggi inno dell’Unione Europea). La cantata, dedicata al mecenate livornese conte Florestano de Larderel, valse a Mascagni una borsa di studio per perfezionare la sua formazione a Milano.

La cantata, che mette in musica tutta l’ode schilleriana, mentre Beethoven si era limitato ad alcune strofe, si compone di tre parti per complessivi 16 pezzi chiusi. In un impianto tendente al monumentale (oltre un’ora di musica), con ogni parte conclusa, quasi fosse un atto di una pièce teatrale, da un concertato o da un coro, Alla gioia si presenta come una tipica opera di conservatorio. Un ampio lavoro in cui Mascagni ha investito notevoli energie, senza curarsi spavaldamente dell’implicito confronto con Beethoven, o con il Lied An die Freude di Schubert o con la versione di Čajkovskij.

Per quasi 50 anni, cioè dalla pubblicazione del catalogo Morini (1964), della cantata Alla gioja – questa la grafia originale – si sapeva che esistevano sia la partitura orchestrale (ancora introvabile) che lo spartito per canto e pianoforte, nonché un “testimone” di 6 abbozzi, buttati giù fra il 1881 e il 1882. La cantata viene proposta su CD, diretta da Ennio Clari e interpretata da Rosita Santi (soprano), Michael Alfonsi (tenore), Massimiliano Fichera (baritono), Stefano Rinaldi Miliani (basso), Andrea Trovato (pianoforte), e dal coro “Città di Firenze”.

Per info: Cesare Orselli – presidente Fondazione – 338.8544797 – orsellicesare@libero.it

Marco Palazzi

Fiorentino, 25 anni, si è laureato in Media e Giornalismo all'Università degli Studi di Firenze con una tesi in Sociologia della Comunicazione. Giornalista freelance, collabora dal 2010 con testate di rilievo regionale. Nel 2013 entra far parte della redazione di Toscana News