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Giovanisì sotto la lente dell’Irpet: tirocini, contributi sull’affitto e aiuti a chi metter su impresa

Tirocini che sono la metà in più del 2009, con un migliaio di giovani, uno su dieci, che in tre anni grazie a quell’esperienza, sostenuta dalla Regione con 16 mila euro a ragazzo, hanno trovato un impiego.

Cinquantaquattro milioni e mezzo, poco più di quattro mila euro l’anno per tre anni, che hanno aiutato 4.138 giovani, fino ad allora in casa con i genitori, a pagarsi l’affitto e provare a vivere da soli. Finito il sostenuto, il 94 per cento ha proseguito la scelta di autonomia; ma soprattutto senza quell’aiuto solo l’8 per cento avrebbe fatto il grande passo. Garanzie a 1972 imprese di giovani, nove su dieci di nuova costituzione, con prestiti in media pari a 59 mila euro. Ecco in numeri Giovanisì.

L’idea è diventata concreta nel 2011: un mix di una messa a sistema di azioni che già esistevano, alcune anche nuove e soprattutto una buona comunicazione, tutto riunito sotto un unico brand. Sei anni sono passati e per il progetto Giovanisì è tempo di bilanci: una valutazione con metodo rigoroso e scientifico affidata all’Irpet, l’istituto di programmazione economica della Regione, con alcune misure andate bene ed altre un po’ meno, un tagliando con qualche possibile suggerimento per aggiustare ancor meglio il tiro, la consapevolezza di “un mondo purtroppo ancor a non per giovani” ma un giudizio, sottolinea il direttore dell’Irpet Stefano Casini Benvenuti, complessivamente positivo. Una buona pratica. “Abbiamo voluto questa analisi per migliorarci ancora di più e costruire in futuro azioni ancora più efficac i” sintetizza l’assessore alla formazione e al lavoro della Toscana Cristina Grieco. La sfida per il futuro immediato? “Saper continuare ad ascoltare i giovani – risponde – e imparare ad integrare tra loro politiche diverse. Il primo impegno è sicuramente quello di costruire ponti per accorciare il passaggio tra scuola-formazione ed accesso al mondo del lavoro. L’esperienza di questi sei anni ci insegna che quando si creano opportunità ma anche si sanno comunicare, i ragazzi alla fine trovano il modo di portare avanti i loro progetti di vita”.

I numeri e l’Europa
Giovanisì, da quando sei anni fa è nato, è cresciuto nel tempo. Sotto il suo ombrello (o brand, si direbbe oggi) si sono raccolti nel tempo i tirocini, i contributi per l’affitto della casa dei giovani che lasciano la famiglia, il servizio civile regionale, le garanzie (ma anche voucher per l’affitto di spazi condivisi) per aiutare chi vuol metter su ditta ad ottenere un prestito dalle banche, borse di studio e progetti formativi, opportunità legate all’ingresso nel mondo del lavoro e poi un pacchetto che spazia dalla partecipazione alla cultura, dalla legalità al sociale e lo sport: un ventaglio di oltre quaranta opportunità. Rivolte ai giovani chiaramente, ma in modo modulato e per alcune azioni fino anche a quaranta anni. Sostenuto da risorse regionali, nazionali e europee, con 690 milioni di euro stanziati, in sei anni ne hanno beneficiato in più di 231 mila: oltre 173 mila tra borse di studio, corsi e formazion e, poco meno di 57 mila per tirocini, casa, servizio civile, fare impresa e lavoro, trecento nei progetti sulla musica e lo sport a scuola di Giovanisì+. Da maggio 2014 le misure sono state affiancate da Garanzia Giovani.

“L’Europa già da alcuni anni ha guardato e continua ad osservare con interesse il nostro progetto e la prossima settimana – annuncia l’assessore Grieco – saremo a Bruxelles ad illustrare questo primo report”.

L’analisi
L’Irpet per adesso ha preso in esame quattro misure: i tirocini non curriculari, i contributi sull’affitto per la casa, il coworking e la garanzie per accedere ai prestiti e mettere su impresa.

Più facile trovare un lavoro
“I numeri dimostrano che nel confronto tra pari i tirocini avvantaggiano chi si affaccia per la prima volta nel mercato del lavoro” spiega Nicola Sciclone dell’Irpet. Per loro la probabilità di trovare un impiego entro un anno e mezzo è il 5 per cento in più: tra chi beneficia di un tirocinio cofinanziato dalla Regione e chi svolge un tirocinio privo di finanziamento pubblico il differenziale cresce positivamente di altri 11 punti. Nel 2015 sono 381 i giovani che in questo modo hanno trovato un impiego. Valentina, che dopo un tirocinio alla Baxter di Sesto Fiorentino, nel 2013, nove mesi dopo è stata richiamata ed ora è parte del team del controllo mondiale sulla qualità dei farmaci della multinazionale, è un esempio vivo. Nullo e a volte addirittura negativo è il vantaggio invece per chi ha già avuto precedenti esperienze di lavoro: oramai i tirocini sono comunque riservati a neodiplomati e e neolau reati e il tiro dunque è già stato aggiustato.

Vivere da soli
I giovani in Italia, è noto, escono di casa più tardi rispetto ai coetanei europei (anche quando giù lavorano) e la Toscana non fa difetto. Fra il 2012 e il 2015 la Regione ha finanziato 4.138 contratti di affitto (il 65% delle domande ammesse) di giovani all’inizio tra 25 e 34 anni e poi da 18 a 34 anni, con quattromilacento euro l’anno di importo medio per ogni beneficio e un contributo complessivo di 54,5 milioni. “E’ una goccia nel mare, che non può da sola invertire dinamiche complesse” dicono all’Irpet. I contributi riguardano il 2,7% della popolazione potenziale, il 3,7 per cento se si considerano solo chi lavora e vive con i genitori. A usufruirne in gran parte sono stati laureati con occupazioni precarie. Ma nove su dieci non avrebbero fatto quel passo senza l’aiuto della Regione: Giulia, una laurea in lingue straniere, qualche lavoro precario durante gli studi e poi un primo impiego da 500 euro al mese subito dopo l’università, non ce l’avrebbe fatta. Le è servito ed oggi, come il 94 per cento di chi ha usufruito del contributo,continua a vivere da sola nonostante il sostegno sia finito. L’azione dunque ha dimostrato una sua efficacia. Magari, suggerisce l’Irpet, compatibilmente con bilanci della pubblica amministrazione che si fanno però sempre più stretti occorrerebbe aumentare le risorse a disposizione.

Spazi per far crescere la propria attività
Tra le ultime misure sperimentali messi in campo dalla Regione dopo il 2014 e inserite nel progetto Giovanisì c’è anche il coworking: parola forse poco nota, che indica uno spazio condiviso dopo liberi professionisti e lavoratori autonomi possono condividere locali e postazioni. Una contaminazione che portano ad arricchire il servizio, moltiplicando collaborazioni, numeri di clienti e fatturato. La Regione paga l’affitto per un anno: in 68 ne hanno usufruito e tra i 37 per cui nei mesi scorsi il sostegno era già terminato in 26 hanno rinnovato o rinnoveranno l’affitto. Come Simone, fotografo fiorentino free-lance specializzato in servizi documentaristici e reportage: prima aveva uno piccolo studio assieme ad altri fotografi (ma scomodo), poi per un certo tempo ha lavorato da casa. Con il coworking sono arrivate nuove opportunità.

Un prestito per mettere su ditte
Ultimo capitolo: gli aiuti alle imprese. La Regione sostiene l’imprenditorialità giovanile e femminile da lungo tempo, fin dagli anni Novanta. Non è dunque una novità. In questo caso si tratta di garanzie offerte per favorire l’accesso a prestiti bancari. “Senza – confessa Nicola, che assieme ad un coetaneo a 28 anni, nel 2012, aveva scelto di metter su un’impresa specializzata nella stampa 3D – nessun istituto ci avrebbe dato credito ed avremmo dovuto ridimensionare il nostro progetto”. Con Giovanisì e la Regione Toscana ha ottnueto l’accesso al prestito bancario, come altre 1972 imprese tra il 2012 e il 2015: un terzo negozi, quasi tre su dieci bar e ristoranti, una su dieci parrucchieri ed estetiste, altrettante le attività manifatturiere. La misura, sostiene l’Irpet, ha aiutato la sopravvivenza delle imprese. Lieve è stato invece l’impatto sui posti di lavoro creati (per lo più si tratta infatti di imprese individuali) anche se non mancano comunque le eccezioni.

Redazione

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