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FIRENZE: E’ guerra sulle aperture domenicali

Una domenica all’insegna di carrelli, buste e scontrini. E’ quella che si prospetta oggi per i dipendenti dei trentacinque punti vendita della grande distribuzione fiorentina, che fino alle 21 di stasera resteranno con saracinesche sollevate e luci accese.  Pronti ad accogliere centinaia di fiorentini che, dall’altro lato della cassa, faranno frusciare banconote, bancomat e monetine fra le mani dei quasi centocinquanta operatori del primo “maxi turno” domenicale cittadino.

Il realizzarsi del libero mercato per molti, un giungla senza regole per altri. Fra questi ci sono i lavoratori di Filcams, Fisacat e Uiltucs che nella mattinata di ieri hanno presidiato l’ingresso dei maggiori centri commerciali cittadini distribuendo volantini contro la deregulation del decreto “salva Italia”.

“Oltre ad un abbattimento della vita sociale – spiega Simone Bensi, delegato Rsu Cgil dell’Esselunga di via Pisana – temiamo che la liberalizzazione degli orari non porti alla creazione di nuovi posti di lavoro ma che i turni vengano ‘spalmati’ sui dipendenti in cambio di un guadagno ridicolo”. Guadagno per i lavoratori, minimizzato dall’equiparazione della domenica ad un giorno feriale che ridurrebbe drasticamente la possibilità di straordinari.

“Trasformando la liberalizzazione in una lotta fra grandi distribuzioni – prosegue – sostenibile solo grazie alla numerosa forza lavoro di cui dispongono. Una forza che i piccoli commercianti non hanno e che rischia di far chiudere loro bottega molto rapidamente. Aumentando le aperture, non aumenteranno i soldi che le persone sono in grado di spendere”.

Un mal di pancia, quello dei lavoratori che ha il rovescio della medaglia nel sorriso dipinto sul volto dei clienti dell’Esselunga di via Canova, dal 6 gennaio già aperta nei festivi fino alle 14,  al suono di “apertura domenicale”. Due parole che accostate, scacciano l’incubo delle resse per la spesa il sabato pomeriggio o che, più semplicemente, infondono la serenità del pensiero che per qualsiasi necessità “qualcosa di aperto c’è”.

“Il pensiero ai lavoratori c’è – commenta Daniela Capecchi – la domenica è giusto che tutti abbiano il diritto di riposarsi. Però è innegabile che un orario più elastico porti enormi vantaggi ai consumatori. La formula è buona solo a metà, ha bisogno di regole precise, credo che la vendita dei beni di prima necessità come pane e latte debba essere garantita anche la domenica, magari soltanto la mattina”.

C’è poi chi, come Simone Graziani, affezionatissimo al centro commerciale di via Canova, non digerisce una manovra fatta senza consultare i lavoratori. “ Rivoluzioni del genere – spiega – si fanno insieme ai dipendenti e non sulla loro pelle, approfittando di un’occasione data da chi vive nei palazzi di Roma a chilometri di distanza da qui e forse non ha mai visto un supermarket.”

“Occasione” quella del decreto “salva Italia” che fa tremare anche i lavoratori Coop, finora al riparo dal terremoto delle aperture domenicali ma che ora, a causa della concorrenza di Esselunga, rischiano di finire vittime dell’effetto domino. Un circolo vizioso che Coop sta cercando di combattere con la stessa arma, in modo da giungere a una sorta di “patto fra galantuomini” con i concorrenti.

“Dopo le aperture domenicali di Esselunga, l’azienda – spiega Paola Marcelli, delegata della Rsu Cgil per la Coop di Ponte e Greve – ci ha proposto una sperimentazione di due mesi, da febbraio a marzo, per ‘testare’ il regime e dimostrare ai rivali che aprendo di domenica nella zona Isolotto – Scandicci, in fondo non ci guadagna nessuno.”

Una sorta di “guerra fredda” per dimostrare che il gioco in fondo non varrebbe la candela, ma la tentazione di sperimentare rimane. Lo dimostra il progressivo incremento di esercizi commerciali che hanno deciso tenere la saracinesca alzata la domenica, balzati dai quindici di gennaio ai trentacinque di oggi.

Una fase di studio reciproco “saltata” a piè pari dai discount Billa, Centro e Metà del centro storico concentrati soprattutto nella triangolo Carducci – Gignoro – Masaccio dove la densità di aperture domenicali è pari praticamente al 95% degli esercizi presenti.

Strategie che vanno strette a Cgil, Cisl e Uil che non si arrendono e rilanciano. “Domenica 4 marzo – conclude Marcelli – dalle 10 alle 12 saremo in piazza della Repubblica per celebrare la ‘Giornata europea per le domeniche libere dal lavoro’. Sarà un’occasione per riflettere sulla mancanza di regole portata dalle aperture selvagge del commercio”.

 

Redazione

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