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FIRENZE: Biggeri, Banca Etica e la terapia anticrisi

”Tornare a farsi domande sulle nostre banche, scegliendo istituti trasparenti che investano sul credito responsabile anziché in speculazioni”. E’ la ‘terapia’ proposta da Ugo Biggeri, presidente della Banca Popolare Etica, per “riacquistare fiducia nel credito” in tempo di sconvolgimenti finanziari.

Biggeri, ospite del dibattito “Letture di mutuo soccorso: una finanza per una società più giusta e sana” organizzato da Cospe, Laboratorio per la pace, Nodo a nordovest, Sms di Peretola e cittadini del Quartiere 5,  ha presentato ieri circolo Arci di Peretola l’esperienza di Banca Etica “come esempio di mutualità per riportare al centro il risparmiatore”.

“In 50 anni – ha spiegato – siamo stati completamente diseducati al buonsenso diventando consumatori irresponsabili, se a qualcuno ci domandasse in quali settori investe la nostra banca, non sapremmo rispondergli”. Banca Etica, fondata a Padova dieci anni fa come istituto di credito rivolto all’associazionismo, conta oggi un capitale di 37 milioni di euro e oltre 36mila soci in tutta Italia. “L’istituto è nato – ha proseguito – per dare una risposta a una domanda banale: dove finiscono i miei soldi?”

Una domanda che necessita di risposte immediate per orientare il risparmiatore. “Per statuto – ha spiegato – concediamo credito solo a quelle realtà che operano mettendo il bene comune al centro delle loro azioni. E questo è ben più che limitarsi a non investire in armi”. Associazionismo ma anche persone fisiche. “Il nostro risparmiatore guarda poco al tasso di interesse ma pretende che il proprio denaro non sia impiegato in attività nocive per persone o ambiente”.

Una piccola “rivoluzione” irrealizzabile però senza l’appoggio delle istituzioni, “latitanti” negli investimenti etici e in materia di regolamentazione. “Un segnale forte – ha spiegato Biggeri – potrebbe essere dato dalla ‘Tobin tax’, una forma di tassazione dei mercati valutari  in grado di creare gettito fiscale  su tutte le transazioni con un’aliquota bassa pari allo 0,05%  e al tempo stesso evitare speculazioni a breve termine“.

Speculazioni che, secondo Biggeri una finanza etica può eliminare grazie ad opere di sensibilizzazione sul risparmiatore come “Non con i miei soldi”, l’iniziativa di Banca Etica e Fondazione Culturale Responsabilità Etica che mira a “rendere responsabili i cittadini, vera materia prima del mercato finanziario. Ogni risparmiatore – ha concluso – quando sottoscrive un fondo pensione o d’investimento ha il diritto di chiedere se la banca abbia filiale in paradisi fiscali, se parte dei suoi profitti provenga da attività creditizia a sostegno dell’economia reale e quanta provenga da investimenti speculativi”.

 

 

Redazione

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