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Decreto anticostituzionale, Province salve

FIRENZE – La Consulta ha bocciato la riforma e il riordino delle Province previsti nel decreto “Salva Italia” del precedente Governo, quello di Mario Monti. Secondo la Corte costituzionale, infatti, «il decreto-legge, atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema quale quella prevista dalle norme censurate nel presente giudizio». Per questo sono stati accolti i ricorsi delle Regioni Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Campania, Molise e Sardegna con la Consulta che ha dichiarato «l’illegittimità costituzionale».

SCONTRO DELRIO-BARDUCCI – Il ministro degli Affari regionali, nonché ex presidente dell’Anci, Graziano Delrio, si aspettava la sentenza della Corte costituzionale, ma non si perde d’animo. Intervistato da La Repubblica, infatti, ha ammesso che entro luglio verrà illustrata la nuova proposta di riforma degli enti locali con l’abolizione delle Province, ma «ci vuole una legge costituzionale e ne parleremo subito con il ministro delle riforme Quagliariello». Contro Delrio si scaglia il Presidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci, per il quale «è grave che la maggior parte di coloro che ancora pontificano sull’abolizione delle Province non sappiano di cosa parlano. È molto più seria la posizione espressa dal ministro Gaetano Quagliariello che giustamente chiede un intervento sull’intero Titolo V della Costituzione».

Antonio Gambetta ViannaPROVINCE E DEMAGOGIA – Secondo il capogruppo di Più Toscana in Regione, Antonio Gambetta Vianna, «le Province – spiega – non hanno un costo esorbitante all’interno della macchina amministrativa e governativa e, soprattutto, le loro risorse servono principalmente per svolgere molte funzioni che poi, in caso di taglio, toccherebbero ad altri enti». Come, per esempio, la formazione professionale, la gestione dei rifiuti, le strade e le scuole.

Gambetta Vianna, inoltre, ricorda che, «più o meno il personale politico delle Province rappresenta il 5% del totale dei costi della politica mentre, per quanto concerne i costi di funzionamento, le Province sono quelle che pesano meno di tutti, circa il 6% del totale. Inoltre, le Province rappresentano poco più dell’1% della spesa pubblica complessiva del Paese (rielaborazione Upi su fonte Siope/Istat, ndr). Perciò, la spesa degli enti provinciali è davvero irrisoria rispetto a quella degli altri Enti. Quindi, tagliando le Province, dove sarebbe il risparmio? Per risparmiare bisogna andare ad intercettare gli sprechi e a mettere un tetto agli innumerevoli stipendi dei grandi burocrati e dei supermanager della politica, che arrivano ad avere anche buonuscite milionarie e super pensioni».

Redazione

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